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En su discurso el Papa incide en el carisma fundacional de Don
Bosco.
DISCURSO DEL SANTO PADRE
Cari Membri del Capitolo Generale
della Congregazione Salesiana,
mi è gradito incontrarvi quest’oggi mentre i
vostri lavori capitolari stanno ormai giungendo alla loro fase conclusiva.
Ringrazio innanzitutto il Rettore Maggiore, Don Pascual Chávez Villanueva, per
i sentimenti che ha espresso a nome di tutti voi, confermando la volontà della
Congregazione di operare sempre con la Chiesa e per la Chiesa, in piena
sintonia col Successore di Pietro. Lo ringrazio pure per il servizio generoso
svolto nel sessennio scorso e gli porgo i miei auguri per l’incarico che gli è
stato appena rinnovato. Saluto anche i membri del nuovo Consiglio Generale, che
aiuteranno il Rettore Maggiore nel suo compito di animazione e di governo di
tutta la vostra Congregazione.
Nel messaggio indirizzato all’inizio dei vostri
lavori al Rettore Maggiore, e per suo tramite a voi Capitolari, avevo espresso
alcune attese che la Chiesa ripone in voi Salesiani ed avevo pure offerto
alcune considerazioni per il cammino della vostra Congregazione. Oggi intendo
riprendere ed approfondire alcune di queste indicazioni, anche alla luce del
lavoro che state svolgendo. Il vostro XXVI Capitolo Generale si colloca in un
periodo di grandi cambiamenti sociali, economici, politici; di accentuati
problemi etici, culturali ed ambientali; di irrisolti conflitti tra etnie e
nazioni. In questo nostro tempo vi sono, d’altra parte, comunicazioni più
intense fra i popoli, nuove possibilità di conoscenza e di dialogo, un più
vivace confronto sui valori spirituali che danno senso all’esistenza. In
particolare, gli appelli che i giovani ci rivolgono, soprattutto le loro
domande sui problemi di fondo, fanno riferimento agli intensi desideri di vita
piena, di amore autentico, di libertà costruttiva che essi nutrono. Sono
situazioni che interpellano a fondo la Chiesa e la sua capacità di annunciare
oggi il Vangelo di Cristo con tutta la sua carica di speranza. Auguro perciò
vivamente che tutta la Congregazione salesiana, grazie anche ai risultati del
vostro Capitolo Generale, possa vivere con rinnovato slancio e fervore la
missione per cui lo Spirito Santo, per l’intervento materno di Maria
Ausiliatrice, l’ha suscitata nella Chiesa. Voglio oggi incoraggiare voi e tutti
i Salesiani a continuare sulla strada di questa missione, in piena fedeltà al
vostro carisma originario, nel contesto ormai dell’imminente bicentenario della
nascita di Don Bosco.
Con il tema "Da mihi animas, cetera tolle"
il vostro Capitolo Generale si è proposto di ravvivare la passione apostolica
in ogni Salesiano ed in tutta la Congregazione. Ciò aiuterà a caratterizzare
meglio il profilo del Salesiano, in modo che egli diventi sempre più
consapevole della sua identità di persona consacrata "per la gloria di
Dio" e sia sempre più infiammato di slancio pastorale "per la
salvezza delle anime". Don Bosco volle che la continuità del suo carisma
nella Chiesa fosse assicurata dalla scelta della vita consacrata. Anche oggi il
movimento salesiano può crescere in fedeltà carismatica solo se al suo interno
continua a permanere un nucleo forte e vitale di persone consacrate. Perciò, al
fine di irrobustire l’identità di tutta la Congregazione, il vostro primo
impegno consiste nel rafforzare la vocazione di ogni Salesiano a vivere in
pienezza la fedeltà alla sua chiamata alla vita consacrata. Tutta la
Congregazione deve tendere ad essere continuamente "memoria vivente del
modo di essere e di agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di
fronte ai fratelli" (Vita consecrata, 22). Cristo sia il centro
della vostra vita! Occorre lasciarsi afferrare da Lui e da Lui bisogna sempre
ripartire. Tutto il resto sia considerato "una perdita di fronte alla
sublimità della conoscenza di Cristo Gesù" ed ogni cosa sia ritenuta
"come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo" (Fil 3, 8). Da
qui nasce l’amore ardente per il Signore Gesù, l’aspirazione ad immedesimarsi
con Lui assumendone i sentimenti e la forma di vita, l’abbandono fiducioso al
Padre, la dedizione alla missione evangelizzatrice, che devono caratterizzare
ogni Salesiano: egli deve sentirsi scelto per porsi al seguito di Cristo
obbediente, povero e casto, secondo gli insegnamenti e gli esempi di Don Bosco.
Il processo di secolarizzazione, che avanza nella
cultura contemporanea, non risparmia purtroppo nemmeno le comunità di vita
consacrata. Occorre per questo vigilare su forme e stili di vita che rischiano
di rendere debole la testimonianza evangelica, inefficace l’azione pastorale e
fragile la risposta vocazionale. Vi domando perciò di aiutare i vostri
Confratelli a custodire e a ravvivare la fedeltà alla chiamata. La preghiera
rivolta da Gesù al Padre prima della sua Passione, perché custodisse nel suo
nome tutti i discepoli che Gli aveva dato e perché nessuno di loro si perdesse (cfr
Gv 17,11-12), vale in particolare per le vocazioni di speciale
consacrazione. Per questo "la vita spirituale deve essere al primo posto
nel programma" della vostra Congregazione (Vita consecrata, 93).
La Parola di Dio e la Liturgia siano le sorgenti della spiritualità salesiana!
In particolare la lectio divina, praticata quotidianamente da ogni
Salesiano, e l’Eucaristia, celebrata ogni giorno nella comunità, ne siano
l’alimento ed il sostegno. Da qui nascerà l’autentica spiritualità della dedizione
apostolica e della comunione ecclesiale. La fedeltà al Vangelo vissuto sine
glossa e alla vostra Regola di vita, in particolare un tenore di vita
austero e la povertà evangelica praticata in modo coerente, l’amore fedele alla
Chiesa e il generoso dono di voi stessi ai giovani, specialmente ai più
bisognosi e svantaggiati, saranno garanzia della fioritura della vostra
Congregazione.
Don Bosco è fulgido esempio di una vita
improntata alla passione apostolica, vissuta a servizio della Chiesa entro la
Congregazione e la Famiglia salesiana. Alla scuola di San Giuseppe Cafasso, il
vostro Fondatore imparò ad assumere il motto "Da mihi animas, cetera
tolle" come sintesi di un modello di azione pastorale ispirato alla
figura e alla spiritualità di San Francesco di Sales. L’orizzonte in cui si
colloca tale modello è quello del primato assoluto dell’amore di Dio, un amore
che giunge a plasmare personalità ardenti, desiderose di contribuire alla
missione di Cristo per accendere tutta la terra con il fuoco del suo amore (cfr
Lc 12,49). Accanto all’ardore dell’amore di Dio, l’altra caratteristica
del modello salesiano è la coscienza del valore inestimabile delle
"anime". Questa percezione genera, per contrasto, un acuto senso del
peccato e delle sue devastanti conseguenze nel tempo e nell’eternità.
L’apostolo è chiamato a collaborare all’azione redentrice del Salvatore,
affinché nessuno vada perduto. "Salvare le anime" fu quindi l’unica
ragion d’essere di Don Bosco. Il Beato Michele Rua, suo primo successore, così
sintetizzò tutta la vita del vostro amato Padre e Fondatore: "Non diede
passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la
salvezza della gioventù ... Realmente non ebbe a cuore altro che le
anime".
Anche oggi è urgente alimentare nel cuore di ogni
Salesiano questa passione. Egli non avrà così paura di spingersi con audacia
negli ambiti più difficili dell’azione evangelizzatrice a favore dei giovani,
specialmente dei più poveri materialmente e spiritualmente. Avrà la pazienza ed
il coraggio di proporre ai giovani di vivere la stessa totalità di dedizione
nella vita consacrata. Egli avrà il cuore aperto a individuare i nuovi bisogni
dei giovani e ad ascoltare la loro invocazione di aiuto, lasciando
eventualmente ad altri i campi già consolidati di intervento pastorale. Egli
affronterà per questo le esigenze totalizzanti della missione con una vita
semplice, povera ed austera, nella condivisione delle stesse condizioni dei più
poveri ed avrà la gioia di dare di più a chi nella vita ha avuto di meno. La
passione apostolica si farà così contagiosa e coinvolgerà anche altri. Il
Salesiano diventa pertanto promotore del senso apostolico, aiutando prima di
tutto i giovani a conoscere ed amare il Signore Gesù, a lasciarsi affascinare
da Lui, a coltivare l’impegno evangelizzatore, a voler far del bene ai propri
coetanei, ad essere apostoli di altri giovani, come San Domenico Savio, la
Beata Laura Vicuña ed il Beato Zefirino Namuncurà e i cinque giovani Beati
Martiri dell’oratorio di Poznań. Cari Salesiani, sia vostro impegno formare
laici con cuore apostolico, invitando tutti a camminare nella santità di vita
che fa maturare discepoli coraggiosi ed autentici apostoli.
Nel messaggio che ho indirizzato al Rettore
Maggiore all’inizio del vostro Capitolo Generale ho voluto consegnare
idealmente a tutti i Salesiani la Lettera da me recentemente inviata ai fedeli
di Roma, sulla preoccupazione di quella che ho chiamato una grande emergenza
educativa. "Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventare
sempre più difficile: perciò non pochi genitori e insegnanti sono tentati di
rinunciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno a comprendere quale
sia, veramente, la missione loro affidata. Troppe incertezze e troppi dubbi,
infatti, circolano nella nostra società e nella nostra cultura, troppe immagini
distorte sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale. Diventa difficile,
così, proporre alle nuove generazioni qualcosa di valido e di certo, delle
regole di comportamento e degli obiettivi per i quali meriti spendere la
propria vita" (Discorso nella consegna alla Diocesi di Roma della
Lettera sul compito urgente dell’educazione, 23 febbraio 2008). In realtà,
l’aspetto più grave dell’emergenza educativa è il senso di scoraggiamento che
prende molti educatori, in particolare genitori ed insegnanti, di fronte alle
difficoltà che presenta oggi il loro compito. Così scrivevo infatti nella
citata lettera: "Anima dell’educazione può essere solo una speranza
affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti, e rischiamo di
ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini ‘senza speranza e senza
Dio in questo mondo’, come scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso
(2,12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera
opera educativa: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi
di fiducia nella vita", che, in fondo, non è altro che sfiducia in quel
Dio che ci ha chiamati alla vita. Nell’educazione dei giovani è estremamente
importante che la famiglia sia un soggetto attivo. Essa è spesse volte in
difficoltà nell’affrontare le sfide dell’educazione; tante volte è incapace di
offrire il suo specifico apporto, oppure è assente. La predilezione e l’impegno
a favore dei giovani, che sono caratteristica del carisma di Don Bosco, devono
tradursi in un pari impegno per il coinvolgimento e la formazione delle
famiglie. La vostra pastorale giovanile quindi deve aprirsi decisamente alla
pastorale familiare. Curare le famiglie non è sottrarre forze al lavoro per i
giovani, anzi è renderlo più duraturo e più efficace. Vi incoraggio perciò ad
approfondire le forme di questo impegno, su cui già vi siete incamminati; ciò
tornerà anche a vantaggio dell’educazione ed evangelizzazione dei giovani.
Di fronte a questi molteplici compiti è
necessario che la vostra Congregazione assicuri, specialmente ai suoi membri,
una solida formazione. La Chiesa ha urgente bisogno di persone di fede
solida e profonda, di preparazione culturale aggiornata, di genuina sensibilità
umana e di forte senso pastorale. Essa necessita di persone consacrate, che
dedichino la loro vita a stare su queste frontiere. Solo così diventerà
possibile evangelizzare efficacemente. A questo impegno formativo pertanto la
vostra Congregazione deve dedicarsi come ad una sua priorità. Essa deve
continuare a formare con grande cura i suoi membri senza accontentarsi della
mediocrità, superando le difficoltà della fragilità vocazionale, favorendo un
solido accompagnamento spirituale e garantendo nella formazione permanente la
qualificazione educativa e pastorale.
Concludo rendendo grazie a Dio per la presenza
del vostro carisma al servizio della Chiesa. Vi incoraggio nella realizzazione
dei traguardi che il vostro Capitolo Generale proporrà a tutta la Congregazione.
Vi assicuro la mia preghiera per l’attuazione di ciò che lo Spirito vi
suggerirà per il bene dei giovani, delle famiglie e di tutti i laici coinvolti
nello spirito e nella missione di Don Bosco. Con questi sentimenti imparto ora
a tutti voi, quale pegno di copiosi doni celesti, l’Apostolica Benedizione.
[00502-01.01] [Testo originale: Italiano]
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